Pro Loco di Pulsano

Un horror da premio Oscar in cui nulla è come appare – Giovedì 23 agosto

Scappa – Get Out (Usa/Giappone, 2017), di Jordan Peele

Titolo originale: Get Out

Con Daniel Kaluuya, Allison Williams, Bradley Whitford, Catherine Keener

Genere: Horror

Durata: 104 minuti

C’è una realtà americana che in pochi anni ha sovvertito le regole. Lo ha fatto con film a basso costo, concedendo piena libertà ai suoi autori, inventando nomi nuovi e risollevando carriere un po’ appassite. Ma l’obiettivo più incredibile che la Blumhouse – tale il nome della società in questione – ha raggiunto è aver fatto vincere un premio Oscar per la Migliore Sceneggiatura a un horror. E non uno qualsiasi, ma una storia sul rapporto fra comunità bianca e nera, che rivolta come un calzino il modello classico di Indovina chi viene a cena? trasformandolo in un thriller paranoico che negli anni Settanta sarebbe uscito dritto dalla penna di un Ira Levin (l’autore di Rosemary’s Baby e La fabbrica delle mogli).

Il canovaccio perciò è tradizionale: una giovane coppia, lei bianca, lui nero, si reca a trovare i genitori della ragazza, due americani democratici di ampie vedute, che rimpiangono Obama e vivono felici nella classica cittadina di provincia. Però qualcosa non va, si accumulano piccoli segnali che provocano un crescente disagio, che grattano la superficie idilliaca e aprono spazi incogniti di paranoia che affondano in una dinamica apparentemente vecchia, ma in realtà nuova. É il razzismo 2.0 dell’epoca in cui l’altro non è più soltanto un nemico da temere, ma un modello da assimilare. La trattazione si ispessisce, ma come da carattere tipico del racconto di genere, se non interessa il sottotesto si può godere il thriller per quello che offre. Ovvero la sua capacità di generare tensione, di riscrivere la percezione della realtà in una chiave angosciosa e in grado di giocare con i giochi di luce e ombra, gli sbalzi sonori, le strumentazioni da laboratorio di scienziati pazzi. Rinasce così un tipo di cinema che temevamo dimenticato: quello che usa i codici dell’horror per compiere un’analisi arguta della realtà, percorso che la Blumhouse porta avanti anche attraverso altre opere come la saga de La notte del giudizio. Perché il modo migliore per fare buon cinema è non improvvisare.

Davide Di Giorgio