Pro Loco di Pulsano

La vera storia del Fagiolo della “Signura”

I Cinque fagioli magici di Giacomino portarono sulla terra la gallina dalle uova d’oro sconfiggendo il gigante e conquistando la ricchezza.

Nell’arte fiamminga invece, la festa del re del fagiolo, rappresenta un’usanza di derivazione romana del dolce tipico del Re (Magi) della festa dell’Epifania. All’interno del dolce veniva posto un fagiolo, chi fra i commensali lo avesse trovato nella sua fetta di dolce sarebbe stato eletto il Re della festa, avendo così la possibilità di bere liberamente per tutta la serata.

Il Fagiolo della “Signura” invece è una storia vera, fatta di proprietari terrieri, fattori, uomini e donne pulsanesi, che coltivando gelosamente questo legume, tenevano in gran segreto il prezioso seme che dava vita al Fagiolo Bianco di Pulsano e regalava al terreno un importante apporto di azoto prezioso per mantenere ricco e fertile l’orto.

Ma chi era la “Signura” e perché questo fagiolo veniva chiamato così?

All’epoca non tutte le donne potevano permettersi la cura del corpo e dell’aspetto estetico, la “Signura” invece indossava abiti costosi e un lucente rossetto rosso. Così come il Fagiolo Bianco o “Tintu” di Pulsano aveva una macchia rossa sulla buccia bianco panna che raffigurava proprio le labbra tinte della Signora.

Con l’arrivo dei fagioli borlotti questa coltivazione è stata ridotta per favorire la grande distribuzione, ma ancora oggi nel nostro piccolo paesello c’è chi custodisce gelosamente il seme di questa pianta magica.