Pro Loco di Pulsano

Una storia di segreti e sentimenti – Giovedì 14 settembre

Segreti di famiglia (Norvegia/Francia/Danimarca/Usa, 2015), di Joachim Trier
Titolo originale: Louder Than Bombs
Con Jesse Eisenberg, Gabriel Byrne, Isabelle Huppert
Genere: Drammatico
Durata: 109 minuti

locandina segretiParlare della famiglia e del costo dell’ambizione”: Joachim Trier ha le idee chiare circa i nervi scoperti che vuole colpire con il suo terzo lungometraggio, presentato in concorso al festival di Cannes. Chiare anche se il tema è quantomai delicato e pregno di “Segreti di famiglia”, appunto. Protagonisti sono così tre uomini che hanno conosciuto e, a vari livelli, amato la stessa donna, Isabelle (ovvero la grande Isabelle Huppert), celebre fotografa di guerra scomparsa tre anni prima. Si ritrovano quando si sta preparando la riorganizzazione dell’archivio fotografico e si rende necessario tornare nella casa familiare. L’uno, Jonah (Jesse Eisenberg), è il figlio primogenito, cui tocca ufficialmente l’organizzazione e la direzione delle operazioni; l’altro, Conrad (Devin Druid), è il secondogenito; e infine c’è Gene (l’ottimo Gabriel Byrne), vedovo e padre dei ragazzi nonché professore di liceo.

Da un lato dunque l’evento che riunisce il nucleo e costringe a un’elaborazione del lutto individuale e collettiva allo stesso tempo, quando ci si deve confrontare con i ricordi che non necessariamente restituiscono la stessa identità, perché ognuno “vive” il rapporto con il mondo (e i parenti) in modo diverso. E dall’altra il rapporto stesso della donna scomparsa con il successo, che le ha fatto assumere atteggiamenti variegati. Quindi un confronto fra una dimensione assolutamente intima, che fa appello ai sentimenti che muovono ogni essere umano rispetto a se stesso, e una realtà più universale, che spinge a mettersi in gioco e a variare le proprie qualità caratteriali a seconda delle circostanze e delle ambizioni. Materiale delicato, appunto, che il regista norvegese governa con la sapienza propria degli autori nordeuropei, sempre a loro agio su meccanismi che stanno a metà strada fra la suspence e la psicanalisi. Dopotutto, afferma Trier, il cinema “è un posto meraviglioso per contemplare le vicende umane”, e la bontà del suo lavoro sta lì a confermarlo.