
MARIO
SPINOSA
Preside

Un male incurabile, il male di Taranto, quel “Mesotelioma pleurico” che in un anno all’insaputa del malcapitato, lo fa partire per l’ultimo viaggio, inesorabile, tre mesi fa, ci ha portato via un pezzo di storia, ricongiungendolo a tutti gli amici che, uno dopo l’altro, molti per raggiunti limiti di età, altri per le varie vicissitudini della vita, lo hanno preceduto distesi davanti l’altare maggiore della loro chiesa, quella “Santa Maria La Nova” da poco restaurata e portata ad un inusuale splendore, neanche fatto apposta per dar loro l’ultimo saluto.
Da neanche 2 anni era in pensione, quella gabbia dorata in cui si viene posti dopo aver faticato una vita al servizio degli altri e che, solo per il fatto di essere arrivata, con il suo pseudonimo di “riposo” terreno, si preannuncia come lo scendiletto di quello eterno. Il nuovo status lui lo considerò come un aiuto da parte dello Stato al suo impegno: ”
d’ora in avanti potrò dedicarmi anima e cuore alla ricerca storica sul mio paese”, su Pulsano, il suo primo amore, primo in ordine di tempo di quello della moglie, dei figli e dei nipoti.Quarto di un umile falegname, arrivato mentre su Taranto piombavano le bombe tedesche, poco incline alla carriera militare così sicura, od al lavoro presso l’onnipresente ma lontanissimo Arsenale da raggiungere a piedi o in bicicletta come
Fratone Tino, dedito da subito agli studi, capì, contro le rimostranze familiari, che la sua strada era quella ed approfittò di un grande personaggio pulsanese, quello che diventerà il Padre Generale dei Camaldolesi, Don Benedetto Calati, per partire con uno stuolo di altri ragazzi della sua Pulsano, verso quella Camaldoli di Arezzo presso la quale potè completare, anche se sotto gli abiti del novello monaco, gli studi medi inferiori.Fingendosi malata, la madre lo strappò alla carriera ecclesiastica, promettendogli di farlo studiare nella lontana e costosa Taranto. Fu così che completò il magistrale e cominciò da subito ad insegnare, curando nel frattempo l’amore dell’amata
Tecla, l’impegno politico, all’epoca così attivo poiché non esistevano le vane distrazioni odierne, e lo studio Classico che lo portò, dopo aver costruito matrimonio e figli, alla Laurea ed all’insegnamento superiore. Cresciuti i figli, ricominciò gli studi per dedicarsi alla dirigenza e, fin quando i ragazzi non uscirono tutti da casa, rifiutò caparbiamente ogni destinazione per poi accettare la dirigenza a Sannicandro Garganico nel 1990, e passare al “Fermi” di Taranto dove ha retto l’Istituto fino al 2007.Politicamente impegnato fino all’assessorato alla Pubblica Istruzione, negli anni in cui il sindaco era eletto per meriti esclusivamente politici, non sdegnò mai l’appartenenza a questa o quella corrente, rimanendo sempre nell’ambito dello Scudo crociato, simbolo alla fine strappatogli dalle mani dall’esponente politico di turno desideroso di notorietà. Ai tempi delle battaglie tra governo ed opposizione vera, lui ha sempre cercato di combattere quello che definiva l’unico male a cui non c’è rimedio, superiore alla morte stessa:
l’ignoranza. Fu, la sua, una lotta impari: da una parte la sua voglia di riscatto dell’intellighenzia pulsanese, dall’altra la predominanza di quei miti televisivi così effimeri, così inutili, che occupano lo spazio tra due spot, che riempiono il palinsesto pubblicitario con inutile spazzatura.Infinito studioso, grande soldato della storiografia esatta, pubblicista e corrispondente per il Corriere del Giorno, ha visto nascere e curato una moltitudine di pubblicazioni locali, l’ultima delle quali un giornalino di satira politica uscito in concomitanza delle Elezioni Comunali del 2008.
Tra le sue fatiche elettorali si possono ricordare
Ogne pizzicu gnorica del 1984, una rassegna di poeti dialettali pulsanesi; Ciccilluzzu canta e conta del 1987, basato selle strofe del Pulsanese/napoletano Francesco De Luca; Munnu ciecu del 1992, raccolta dei versi del pulsanese Ciro Laterza; Il convento di Pulsano del 1985; Pulsano, Storia di tre monumenti del 1986, La cappella rurale del SS. Crocifisso del 1989; Pulsano nel 700 del 1992; oppure il saggio su Avetrana, sulla disputa tra la stessa e la municipalità di Manduria per il possesso della costa, Muscettola, Principi di Pulsano, Leporano, Monacizzo e Torricella, del 2003, un’opera quasi biblica, un punto di riferimento per ogni studioso locale e, infine, un’opera non ancora presentata ufficialmente, il Romanzo epistolare della Principessa Caterina Angelica Jourdan, Principessa di Leporano, Hortense, un volume immenso pubblicato a fine 2008.Innumerevoli sono le recensioni da lui prodotte o, in tempi più remoti, le critiche pittoriche agli artisti che a lui si rivolgevano per dei giudizi. Le mostre a cui ha presieduto sono state molteplici, così come i convegni ed i congressi, nazionali ed internazionali, essendo richiesto anche all’estero:
ultima fatica estera un viaggio in Germania ad aprile dove, davanti ad una folta platea, è riuscito ad intrattenere, a commuovere ed a far ridere in italiano, con traduttore al seguito, anche i teutonici Renani. Ultimissime fatiche, la prima letteraria, l’opera quadrupla, la collana “
I Tascabili di Pulsano”, dove tratta su I Tesori della Magna Grecia, Le Fiere e i Mercati, Le visite pastorali e Giovanni Antonio De Falconibus, e la rivisitazione in chiave storico/grafica, a cui ha fatto seguito anche la richiesta di approvazione alla Presidenza della Repubblica, dello Stemma del Comune di Pulsano. Grande esteta, dopo aver riprodotto più volte con la china il “suo” castello, il Castello di Pulsano, anche nelle angolazioni più nascoste ed immaginate, ha realizzato un’immagine nella quale chiave di volta è lo stesso castello contornato dagli stemmi di tutti i suoi proprietari, dai De Falconibus, ai Muscettola al Comune di Pulsano, immagine donata al nascente “Cenacolo Pietre di Città Mario Spinosa”, nato da una costola del Comitato Qualità per la Vita.A noi che rimaniamo, a noi che dobbiamo dolorosamente aggiungere una pagina di storia a questa vita scandita dai ritmi frenetici di Internet, di cui aveva un’ottima predominanza, a questa vita dominata da Facebook e dal PC che ci permette di raggiungere virtualmente ogni luogo restando saldamente appollaiati alla nostra sedia, resti l’immagine di uno studioso d’altri tempi, calato nel nostro XXI secolo, resti l’immagine di quei 10 fraticelli dodicenni che a piedi scesero da Camaldoli fino a Firenze, vestiti dei loro saio, solo per andare a trovare un superiore nella Chiesa di Santa Maria Novella, esempio di cristiana sottomissione e di valori inossidabili ormai cancellati dal nostro moderno essere frenetico. La sua messa funebre, celebrata in una stracolma chiesa da un timido ma sicuro don Francesco Lacci, che non finiva mai di elogiare le sue qualità conosciute per traversa via, è stata l’ultimo atto della sua esistenza terrena: la bara, uscita dalla sua villa nella pineta, ripartendo a piedi dalla sua storica abitazione, preceduta dal picchetto d’onore del “Fermi”, si è trattenuta davanti al Castello per poi entrare in chiesa scortata dai militari della Guardia di Finanza. Non una lacrima, non un gesto di ordinaria follia: solo la consapevolezza di aver terminato di leggere un libro, di averlo chiuso con soddisfazione, leggendo per ultimo…
finito di stampare a Pulsano il 9 agosto 2009!Claudio Spinosa
Il Comitato la qualità per la vita per Mario Spinosa
Castello De Falconibus - Pulsano, 9.8.2010
Ringrazio il Presidente del Comitato “Qualità per la vita”, il prof. Carmine Carlucci, per avermi invitato a questo appuntamento con la memoria in termini di qualità di vita vissuta per segnare il progresso individuale e quello collettivo.
Sono onorato di essere qui per ricordare un amico (peraltro in veste ufficiosamente istituzionale, vista la mia attuale condizione professionale), un operatore culturale, uno scrittore e un dirigente scolastico. Mario rappresenta, ha rappresentato, tutto questo e lo ha fatto certamente bene, anzi, molto di più, vista la condizione, l’ambiente e il tempo in cui ha dovuto operare.
Mario Spinosa è stato per molti di noi un esempio, non facilmente imitabile per via del suo multiforme ingegno, ma molti di noi hanno trovato in lui dei riferimenti, delle occasioni per cimentarsi, delle opportunità di dialogo, anche se qualche volta appariva meno incline al dialogo per la convinzione delle sue idee, comunque delle occasioni per metterci in discussione.
Noi più giovani eravamo alla sua ombra, dovrei dire alla loro ombra se pensiamo a Luigi Spada, Giovanni Lella, Tomaipitinca, Fernando Calati, Ninì Chiffi e quindi Pietrantonio Lucchese, Cesare Mandrillo, Luigi Marino, Mimino Menna… e altri che vorrei avere il dono di ricordarli tutti, ma nessuno viene escluso, compreso i 5 poeti e scrittori in vernacolo (De Luca, Laterza, Lucchese, D’Errico, De Marco), nella mia memoria, orgoglioso del loro essere o essere stati, e la cui identità ha segnato molti di noi e la stessa comunità. Per non parlare di Aldo Stefanelli che è qui protagonista di questa giornata.
Vedete, per capire il ruolo di Mario e degli altri, occorre conoscere il patrimonio genetico di un paese. Pulsano è un paese che ha sempre vissuto un dualismo di ricerca esistenziale, socialmente e anche individualmente.
Da un lato la presenza di personaggi illustri che l’hanno elevata alla registrazione nazionale: abbiamo avuto un Padre Generale dei Camaldolesi, un premio Viareggio, un letterato europeo, e tanti altri che hanno illuminato un firmamento di prim’ordine su questa comunità e ancora continuano la loro opera per lasciare segni eterni ad una società che certamente è da custodire per il dono della natura ambientale e per il genio di molti suoi figli. Mi riferisco a Don Calati, Mimino Fornaro e Piero Mandrillo!
Purtroppo Pulsano ha anche avuto delle difficoltà pesanti di vivere che, anche se lentamente, è riuscito a sopravanzare, forse superare; ma credo che poco sia stato fatto per sostenere quanti sono caduti in difficoltà per cause a tutti note. Forse la politica non è stata in grado di considerare la comunità come un soggetto in cerca di bisogni e bisognosa di attenzioni. Ma questa è un’altra storia!
In questa circostanza, vorrei che fosse ricordato il tentativo, quasi sforzo, di ridare al paese una certa identità: l’esperienza Controra che ho avuto l’onore di dirigere. Essa ha rappresentato una forte sventola ad un sistema che non era più sostenibile e che stava inginocchiando grandi e piccoli.
Forse pochi hanno compreso il suo pesante sforzo nel correggere sistemi molto pesanti. Era un modo per poter capire dove si stava andando. Forse, senza volerlo, è stato un tentativo di mettere insieme la vera energia di questo grande paese.. che continua a farsi sentire.
Ecco, Mario potrebbe ben caratterizzare questo tentativo di rivalsa, di rinascita, di ripresa, di ritorno alla propria identità di paese impegnato nella cultura, nella ricerca lavorativa, nella ricerca del nuovo che il turismo lasciava intravedere più che roseo, ma che sistemi altri hanno, forse, trattenuto dal divenire punto di riferimento nell’intero arco ionico… anche se per certi versi lo è!
Mario ha incarnato il progresso ed ha percorso tutti i sentieri del divenire, sia come giornalista che come scrittore storico, fino a assumere l’incarico di Dirigente scolastico in un momento di forte trasformazione nella scuola della autonomia.
Quello della Istruzione rimane il mondo dal quale partire per correggere qualsiasi deviazione, ma non è il solo se si pensa alla portentosa azione di versificatrice della società del benessere e del business che tracima tutto, persino le intelligenze e gli affetti. L’Istruzione rimane il solo unico processo di salvezza in una società effimera e che ha bisogno di scientificità continua; l’istruzione rimane l’unico grande riferimento per tutti, enti compresi, per poter organizzare il futuro.
Mario è stato un motore per la comunità e avrebbe sicuramente dato ancora molto, ma quello che si definisce con il termine della qualità della vita, credo rimane forte, ben impresso in quanti hanno sempre visto in lui un esempio e un instancabile promotore sociale e culturale.
La sua vita non si disgiunge molto da quella della comunità tutta, ma credo che ogni persona eletta abbia il dovere di compiere il proprio cammino a favore degli altri, della propria terra, della civiltà. Mario ha vissuto per dare a se stesso un senso forte del divenire sociale e con lui alla stessa sua comunità che lo ha amato, anche quando non gli ha dimostrato il bene che meritava.
Di certo il suo cammino è stato un cammino di qualità per il quale la comunità tutta deve essergli grata per il sacrificio, le rinunce e le difficoltà che ha dovuto superare in momenti di forte impegno sociale, per non parlare del difficile, delicato e oggi complesso ruolo di Dirigente Scolastico.
Mario Spinosa, un cittadino che ha onorato la sua comunità, ma anche il mondo dell’Istruzione che oggi, molto modestamente e grazie al mio Amplissimo DG dell’USR per la Puglia, rappresento anche io nella mia Pulsano sempre fiera di certe presenze che continuano ad onorarla, Mario compreso ovviamente, il quale, con la sua immensa opera di vita, ha certamente caratterizzato e conferito quella qualità, appunto, della vita.
(Angelo Scialpi)