Pro Loco di Pulsano

Le verità nascoste

di Guido Gentile

ten-cloverfield-lane-v114642Spuntato fuori letteralmente dal nulla, 10 Cloverfield Lane è un progetto a suo modo innovativo nell’affollato panorama cinematografico contemporaneo. Lo è, prima di tutto, per le accurate strategie di promozione che hanno ufficializzato l’esistenza del film soltanto a due mesi dalla sua uscita nelle sale americane (il primo trailer fu diffuso il 15 gennaio, il film ha esordito il 10 marzo). Ma anche per un concetto di serialità estremamente interessante e anticonvenzionale rispetto alle tradizionali canonizzazioni delle saghe cinematografiche. Insomma, trattasi di b-movie (di qualità) che apre nuovi orizzonti al cinema di genere. Alla base di tutto c’era un soggetto, intitolato The Cellar, di Josh Campbell e Matthew Stuecken che nulla aveva a che fare con Cloverfield, la pellicola del 2008 diretta da Matt Reeves e prodotta da J.J. Abrams.

La sceneggiatura di Campbell & Stuecken, già segnalata nella Hit list del 2012, è stata acquistata dalla Bad Robot Productions e rivista da Damien Chazelle (che doveva anche dirigere il film). Dopo l’abbandono di Chazelle, il progetto è finito nelle mani di Dan Trachtenberg, trentacinquenne alla sua prima esperienza con un lungometraggio. Da lì l’intuizione di Abrams (qui nelle vesti di produttore) di legare il film al fortunato monster movie del 2008. Attenzione però, 10 Cloverfiled Lane non è un sequel classico, lo stesso J.J. Abrams lo ha definito un “consanguineo” perché, rispetto all’originale, se ne allontana nettamente sia nella messa in scena, non replicando la tecnica del found footage, sia nella trama, che non vede alcun protagonista del precedente capitolo tornare in questo seguito.

10-cloverfield-lane119266Chi si aspettava l’ennesimo blockbuster adrenalinico e catastrofico resterà spiazzato (o deluso), perché 10 Cloverfiled Lane è un film piccolo (non solo per il budget contenuto, appena 15 milioni di dollari), che lavora per sottrazione. Siamo nei territori del thriller psicologico (con fugaci venature fantascientifiche) dove l’ossatura narrativa è “influenzata” dalla location claustrofobica (gran parte della storia si svolge all’interno di un bunker) e dalle interazioni tra i tre protagonisti (animati da reciproci sospetti). Trachtenberg sfrutta abilmente i pochi elementi a sua disposizione e costruisce un dramma psicologico segnato da un clima di costante incertezza e crescente tensione emotiva. Per farlo, a volte sacrifica un pò la plausibilità, ma riesce a mantenere sempre alta l’attenzione. Paradossalmente, a dispetto del genere, gli effetti speciali scompaiono di fronte a tre interpretazioni maiuscole. Su tutti giganteggia John Goodman (autentico architrave della storia). Per la sua prova, sempre sull’orlo dell’eccesso, meriterebbe – almeno – una candidatura agli Oscar. Non accadrà. Ma poco importa.