Pro Loco di Pulsano

Le tensioni del conflitto sul campo e con la propria coscienza – Giovedì 31 agosto

Il diritto di uccidere (Inghilterra/Sudafrica, 2015), di Gavin Hood
Titolo originale: Eye in the Sky
Con Helen Mirren, Aaron Paul, Alan Rickman
Genere: Thriller
Durata: 102 minuti

locandina il diritto diIl cinema racconta la guerra, lo fa quasi dalle sue origini, per riflettere non soltanto i drammi di chi affronta la battaglia, ma anche le dinamiche del potere e il modo in cui i conflitti cambiano sul campo. La nuova tendenza è l’adeguamento strategico alle tecnologie apportate dai droni: uccidere non è più un lavoro “sporco” tra il fango e i fucili, ma una questione “chirurgica” effettuata a distanza attraverso un dispositivo radiocomandato, con tutto quello che questa pratica comporta. Lo ha raccontato Andrew Niccol in Good Kill e lo riprende ora Gavin Hood in Il diritto di uccidere, dove un’operazione finalizzata a sgominare una cellula terroristica in Kenya è messa in discussione da un imprevisto: sulla traiettoria del “fuoco amico” finirà certamente una bambina innocente. Chi, fra gli alti papaveri che dirigono l’operazione nel chiuso delle loro stanze della guerra, si prenderà la responsabilità di far premere il maledetto bottone?

Il regista e attore sudafricano, con qualche trascorso a Hollywood, è uno specialista di tensioni emotive scritte sulla pelle di protagonisti in zone di guerra e presenta domande su temi particolari, ma capaci di creare una risonanza universale. La posta in gioco è ovviamente il limite morale, dove la cancellazione del nemico significa anche la rinuncia a una parte della propria umanità, al di là dei freddi calcoli e delle cifre da reportage. Per questo la narrazione adotta uno stile realistico, ma tenta pure di restituire il più possibile le verità dell’altra parte. Nelle parole del regista: “Un punto a favore della sceneggiatura è che ci fa passare molto tempo con Alia, la bambina che rischia di finire colpita dall’attacco. Il fatto di seguire la sua vita così da vicino ci ricorda che siamo simili, che siamo umani e che lei non è solo una statistica.