Pro Loco di Pulsano

Arciconfraternita del Purgatorio

Venerabile Arciconfraternita del Purgatorio

fondata sotto il titolo della

Ss.ma Vergine Maria del Monte Carmelo

 

Muove i primi passi ancora prima della data di fondazione ufficiale, Mons. Pignatelli infatti nel visitare il casale di Pulsano nel 1684 annota che nella Chiesa Matrice esiste un Altare del SS.mo Crocifisso la cui custodia era affidata alla Confraternita del Purgatorio, anche se la data dello statuto di fondazione è del Marzo del 1687. In questo prezioso documento, conservato negli archivi della Confraternita, i 29 firmatari scrivono: “J.M.J. Per l’ Onore e la Gloria della SS.ma Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo unico Dio e della SS.ma Vergine Maria del Monte Carmelo Protettrice nostra e di tutta la Corte del Cielo, ogni iscritto a queste regole si sottomette.” È con questo documento che iniziano le regole di fondazione della Confraternita del Purgatorio, già chiamata “delle Anime Sante” per cui ogni firmatario promette obbedienza. A firmarne la costituzione, tra nomi noti e personaggi nobili pulsanesi, ci furono anche quattro novizi, fatto alquanto insolito se si considera che in quel momento si costituisce il sodalizio. Questo dato caldeggia l’ipotesi che la Confraternita “delle Anime Sante” operava già prima della fondazione, proprio come Mons. Pignatelli annota. Alla costituzione ufficiale contribuì fattivamente l’opera del Sac. Domenico Isaia, primo Padre Spirituale ed economo.

Ma è con don Francesco Pignataro, Arciprete eletto Padre Spirituale nel 1741 che la Confraternita vive i primi momenti di splendore. Si deve a lui infatti la promulgazione del nuovo statuto in cui si sottolineano i fini principali del Sodalizio “pietà, carità e incremento del culto” principi che ancora oggi sono vivi nella vita dei confratelli; si parla inoltre, per la prima volta in uno statuto, della Processione dei Misteri, al capitolo VI infatti si legge: (Trd:) “… s’ordina ed espressamente si comanda a questa compagnia di svolgere la Processione degli augusti misteri della morte di N.Signore acciocché si congiunga il mezzo al fine”. Nasce quindi nel 1741 l’obbligo per la Venerabile Confraternita di curare i Sacri Riti della Settimana Santa, compito che ancora oggi svolge con forte richiamo di fedeli da ogni parte della provincia jonica. Si deve anche al Pignataro la costruzione dell’attuale oratorio dedicato a Santa Maria del Monte Carmelo che in precedenza si presentava di piccole dimensioni, poi considerando l’accresciuto numero di iscritti, lo spazio a disposizione divenne poco idoneo allo svolgimento delle funzioni e delle adunanze. Inidoneo era anche il tetto “a cannizzo”, come le tipiche e modeste costruzioni medievali, cosi il Pignataro acquistando la casa attigua appartenente ad una certa “Anna Tomai” e demolendo la vecchia Chiesa, peraltro esistente già dal 1480 quando da questo sacro luogo, l’arciprete impartì la benedizione al barone Giovanni Antonio De Falconibus e ai pulsanesi che partirono a difesa della città di Otranto assediata dagli ottomani, ne ricavò un unico ambiente dotandolo di volte a stella decorate con quattro tele poste alla base delle volte, riproducesti i 4 evangelisti, dotò inoltre il nuovo oratorio anche di un altare in tufo locale intarsiato a bassorilievo e con al centro una tela di Bianchi (1761) raffigurante la Vergine del Carmine nell’atto di salvare alcune Anime dalle fiamme del Purgatorio. Dietro il quadro compare l’iscrizione “Altare privilegiato Pignatari” e sotto di esso alcuni nomi di Priori succeduti negli anni. Da allora l’interno della cappella non ha subito ulteriori modifiche strutturali, tranne che l’incavo ai piedi dell’altare nel 1799 per la nicchia che custodisce la pregiata scultura lignea di Cristo Morto opera del Pagano. Oltre a questa pregiatissima opera, ottenuta scolpendo un unico blocco di legno, la Confraternita possiede altre statue in legno per la processione del Venerdì Santo. Queste ultime dette “le nuove”, in quanto nel 1836 sostituirono le precedenti ormai deteriorate dal tempo e dal cattivo stato di conservazione, furono commissionate allo scultore ostunese Giuseppe Greco che realizzò queste opere in un convento dei frati riformati di Ostuni, lavoro pagato con la rendita delle vecchie statue vendute alla vicina città di Leporano. Il Greco realizzò le opere in legno policromo assemblato, con occhi in cristallo, e dalle sembianze simili l’una con l’altra. L’unica incongruenza la si riscontra sulla statua del SS.mo Crocifisso, commissionata al Saquegna, maestro cartapestaio di scuola leccese, alla fine del 1800 e l’inizio del 1900. Sul perché la Confraternita commissiona la realizzazione di un ulteriore Crocifisso non trova riscontro, l’unico dato è che necessitava di questa statua per la Processione, pur possedendolo, ma mai più trovato. Un’ipotesi di qualche studioso di opere d’arte è che l’attuale Crocifisso custodito nella chiesetta rupestre omonima, sia in realtà quello della Confraternita, avendo le stesse tecniche di colorazione, lavorazione, assemblaggio e inoltre riporta le stesse piaghe, lo stesso stile di barba e gli stessi capelli delle opere di Greco. Le quattro “nuove”, rifatte a imitazione, sono: Cristo nell’orto degli ulivi, in cui viene rappresentato Gesù orante in ginocchio con una tunica rossa nell’orto del Getsemani, nel momento in cui gli appare un angelo con un calice a confortarlo, questa statua quando viene portata in processione è ornata con due rami d’ulivo freschi, il cui incavo d’incastro è presente sulla base della stessa; la seconda opera del Greco è “Cristo alla Colonna” qui Gesù viene rappresentato spoglio, e vengono mostrati i colpi di frusta sul dorso e sul torace, mentre è legato da una corda ad una colonna postagli d’avanti. La terza statua è “Ecce Homo” qui Cristo viene rappresentato sempre spoglio con i segni della flagellazione, sulle spalle gli viene posto poi un mantello in velluto rosso, in mano una canna e in testa una corona di spine, il nome dell’opera ricorda le parole del governatore romano quando presenta Gesù alla folla nel pretorio. L’ultima opera di Greco è “Cristo Cadente” in cui Gesù viene rappresentato in una delle tre cadute lungo la via del calvario caricato del legno della croce, questa risulta una delle statue più pesanti da portare in processione per via dello sviluppo in lungo. In una nicchia posta nella sacrestia, la Confraternita conserva anche una statua in cartapesta raffigurante Cristo Risorto opera del cartapestaio leccese Gallucci risalente alla metà del XX secolo. La Confraternita possiede altre due statue lignee, una della SS.ma Vergine Addolorata e una della SS.ma Vergine del Monte Carmelo di date e autori ignoti. La prima possiede vari abiti donati da fedeli, attualmente viene portata in processione con un abito in seta nera con bordature dorate e un cingolo ricamato in filo d’oro zecchino realizzato a Napoli dalla sartoria Silvestri come anche il drappo di Cristo Morto. Nella stessa occasione la statua della Vergine viene impreziosita con uno spadino in argento posizionato nel cuore che la Madonna regge nella mano sinistra; sotto la base che sorregge la statua viene posto al centro un cuore trafitto da sette spade, emblema della Vergine Addolorata (o dei sette dolori), e tre medaglioni riportanti i simboli della passione sui restanti lati tutti interamente in argento. L’immagine lignea della Vergine SS.ma del Monte Carmelo invece il giorno della solennità viene decorata con due corone sul capo in argento, una per la Vergine e una per Gesù Bambino, degli scapolari in stoffa con una medaglia scapolare in argento per entrambi, un mazzetto di rose in argento tra le mani della Vergine, un abito marrone ricamato in filo d’oro zecchino e un manto color crema sempre ricamato in oro zecchino. Tutta l’argenteria è cesellata a mano dalla ditta Silvestri di Napoli così come gli abiti. Nei primi anni del duemila invece tutte le statue sono state dotate di candelieri alimentati a cera liquida donati da vari benefattori, tra i quali gli stessi che venti anni prima realizzarono le basi d’appoggio in legno che sorreggono le statue. Ad eccezione dei simulacri di Cristo Morto e della Vergine Addolorata che possiedono candelieri in ottone con campane in vetro lavorato fumé, gli stessi che vengono utilizzati per adornare la base della Vergine del Carmine (in legno intarsiato a mano e dorato con foglia oro, risalente al XVII secolo) unitamente ai quattro puttini in cartapesta dorati con foglia oro realizzati ex novo dal maestro Santino Merico di Lecce, questi ultimi utilizzati anche per adornare la base del Cristo Morto. Dall’infaticabile opera di Don Francesco Pignataro, la Venerabile Confraternita del Purgatorio vive un periodo florido, tanto che ben presto divenne il centro della vita sociale pulsanese, ruolo che ancora ricompre. Si arricchisce di terreni agricoli, beni immobili accumulati da donazioni di devoti, che lasciano ben immaginare quanto impegno fu profuso nell’incremento del culto, uno dei fini principali del Sodalizio. Nel XIX secolo viene realizzata una cappella gentilizia per la sepoltura dei Confratelli, necessaria in seguito alle nuove norme emanate dal governo napoleonico che vietavano la sepoltura nelle chiese come fino ad allora avveniva. Infatti l’oratorio del Carmine possiede una cripta inaccessibile che secondo le descrizioni riportate dai documenti archiviati, è della stessa dimensione della chiesa superiore. Negli anni settanta durante i lavori di manutenzione ordinaria della sacrestia, si è aperta una falda sul pavimento che ha permesso alla sovrintendenza dei beni culturali di dare credito alla descrizione dei documenti scoprendo un locale sottostante e ritrovando delle ossa di cadaveri appartenenti a confratelli e indigenti della comunità. La prima cappella gentilizia della Confraternita risulta essere una delle prime costruite nel cimitero urbano di Pulsano, attualmente ne possiede un’altra realizzata negli anni novanta sotto il priorato di Giovanni Dimaggio, e nel 2001 viene acquistato un ulteriore lotto per la costruzione di una nuova cappella di dimensioni notevolmente superiori alle precedenti, considerando il sempre crescente numero di aggregazioni. Il 1 Novembre 1740 e il 30 Ottobre 1741 nel Priorato di Cataldo Marotta, la Confraternita ottenne dalla Santa Sede due indulgenze brevi: una per l’Altare Privilegiato e l’altra ‘’per l’indulgenza in ogni prima Domenica di mese a chi si confessa e si comunica dentro la Congregazione”. Nel 1742 la Curia Arcivescovile di Taranto richiese alla Confraternita una nuova copia dello Statuto di fondazione affinché si produsse una copia autenticata dal notaio, come si legge in un atto del 1742. Il 1 Agosto 1776 la Confraternita riceve il regio Assenso alle Regole dal Sovrano Ferdinando IV di Borbone, ottiene anche il privilegio del diritto di svolgere il Pellegrinaggio ai “Sepolcri” e l’Adorazione Eucaristica il Giovedì Santo dopo la celebrazione della “Cœna Domini” e Venerdì Santo mattino, in tutte le Chiese del paese. Il 21 Dicembre 1936 la Confraternita acquisisce il riconoscimento dal Regno d’Italia ottenendo la personalità giuridica. Dal secondo dopoguerra fino ai primi anni ottanta, la Confraternita attraversa un duro periodo di abbandono generale. Tutto è in decadimento e allo sbando.

Con l’elezione del priore Giovanni Dimaggio, la Confraternita attraversa anni di duro lavoro e impegno per la restaurazione e la rivitalizzazione, che trovano il successo qualche anno dopo, ricevendo attestati di riconoscimento e gemellaggi con numerose Confraternite italiane.

Dal 2002 ad oggi la Venerabile Confraternita del Purgatorio ottiene inviti di partecipazione, gemellaggi, attestati e riconoscimenti in varie città Italiane e Spagnole come:

  • Gemellaggi: con la Confraternita delle anime sante di L’Aquila; con i Padri Carmelitani del Carmine Maggiore di Napoli; con la Confraternita del Carmine di Palermo; con i Padri Carmelitani di Bologna; con la Real Maestranza presso il teatro cittadino di Caltanisetta; con la Confraternita del SS.mo Crocifisso di Monreale (PA);
  • Ricevuti in udienza privata da Sua Eminenza il Cardinale Salvatore De Giorgi nel Palazzo Arcivescovile di Palermo; dal Vescovo di Monreale (PA) e dal Vescovo di Caltanisetta;
  • Udienza con il Santo Padre Benedetto XVI in piazza San Pietro;
  • Iscrizione alla Confederazione delle Confraternite della Diocesi d’Italia;
  • Organizzazione e partecipazione al 5° Convegno Internazionale sulla Pietà Popolare svolto a Pulsano con la partecipazione della Real Maestranza di Caltanissetta e della rappresentanza di alcune Confraternite Italiane e Confraternite di Malaga, Granada e Siviglia;
  • Speciali su testate giornalistiche e tv locali, italiane e spagnole;
  • Premio Internazionale conferito della “Consociatio Passio Domini e Cumpassio Mariæ” per l’organizzazione dei Sacri Riti della Settimana Santa;
  • Il 10 Febbraio 2013 Affratellamento con l’Arciconfraternita del Carmine di Taranto.
  • Il 07 Giugno 2014 Affiliazione/Aggregazione con l’Arciconfraternita del Carmine alle Tre Cannelle in Roma, Madre e Capo di tutte le Confraternite dello stesso titolo del Mondo.

Nel 2008, sotto il priorato di Giovanni Dimaggio, viene terminato un importante lavoro di ristrutturazione e restauro della intera struttura della Chiesa su progetto iniziato dal geometra Andrea De Marco e terminato da sua figlia Architetto Adalgisa, riportando all’antico splendore la facciata esterna. Viene cosi riaperto l’ingresso originale della Chiesa su via Purgatorio, ripristinato la riapertura dell’antico finestrone posto sul portale principale.

Il 16 Luglio 2013 con decreto di Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Filippo Santoro, Arcivescovo Metropolita di Taranto, la Confraternita assume il titolo di Venerabile Arciconfraternita del Purgatorio, assumendo tutti i privilegi e i diritti derivanti da tale titolo.

Oggi la Venerabile Arciconfraternita del Purgatorio, oltre che essere un centro vitale e pulsante della comunità è un’importante centro di aggregazione giovanile, risultando l’associazione di persone più antica della città e più grande numericamente, oltre che avere un interessantissimo indice di giovani che risulta comporre circa il 75% degli aggregati. Nel 2010 stanzia un importante contributo per i padri francescani missionari in Africa per l’acquisto di attrezzature infermieristiche, paramediche e odontoiatriche. Altri contributi nel corso degli anni sono stati destinati all’associazione Nazionale Tumori per l’assistenza domiciliare ai malati terminali di cancro operanti sul territorio di Pulsano, alla parrocchia S. Maria La Nova di Pulsano per i lavori di restauro e per la costruzione delle aule di catechesi, collaborazioni con la Caritas parrocchiale, oltre singoli e anonimi contributi di alimenti destinati a famiglie bisognose della nostra comunità.